Gli Anziani nel Mondo e nella Storia

Riportiamo di seguito un interessante excursus che ripercorre in poche battute la visione dell’anziano nella storia e in diverse culture.
Buona Lettura!

La senilità non può essere definita con precisione poiché questo concetto non ha avuto lo stesso significato in tutte le società. In molte parti del mondo, gli individui vengono considerati anziani in seguito a certi cambiamenti nella loro attività o nel loro ruolo sociale, come ad esempio quando diventano nonni, o quando per l’avanzare dell’età si trovano costretti a svolgere mansioni diverse e/o a diminuire i ritmi di lavoro.

L’ingresso nell’età anziana, che nell’antichità si faceva risalire intorno ai 30 anni, oggi si attesta a partire dai 60 anni.
Nella polis classica il ruolo degli anziani presenta sostanziali differenze tra Atene e Sparta; ad Atene gli anziani non godevano di una posizione politicamente rilevante, contrariamente a Sparta che vantava invece una gerusia (consiglio degli anziani).
Sul versante giuridico però gli ateniesi si affidavano spesso all’esperienza e alla saggezza degli anziani.
I geronti spartani, rispettati e omaggiati, erano un continuo punto di riferimento per i più giovani, ai quali di volta in volta dispensavano il buon esempio, il giusto consiglio o, all’occorrenza, la giusta punizione.

A Roma Cicerone sostiene che “la vecchiaia è il peggiore dei mali”, in contrapposizione a quanto affermato da Mimnermo: “la vecchiaia è un’età che conosce anche le sue gioie”.

Gli egizi invece credevano che il fatto di raggiungere un’età avanzata fosse un dono divino, una ricompensa per essersi comportati bene nella vita. Infatti, per ottenere la pienezza bisognava condurre una vita giusta, in armonia con i propri simili, con la natura e con l’ordine eterno. In Egitto gli anziani venivano rispettati per la loro esperienza. Nell’Insegnamento di Anii è detto: «Non rimanere mai seduto, se in piedi c’è un uomo più grande di te»

«In Africa ogni anziano che muore è una biblioteca che brucia». Questa frase rappresenta in estrema sintesi la centralità di ogni singolo individuo e della sua esperienza di vita nel conservare e comunicare i saperi all’interno di culture orali.

Una delle storie più note sugli eschimesi riguarda la strana pratica che essi hanno adottato quando si trovano di fronte alla morte e alla vecchiaia. Gli eschimesi anziani, infatti, venivano lasciati a mare alla deriva su un iceberg galleggiante. Da soli sul loro iceberg, gli anziani dovevano inevitabilmente congelare o morire di fame. Perché gli eschimesi ritenevano che un altro mondo attendeva i loro morti, consentivano, in tal modo, agli anziani di passare alla vita ultraterrena con dignità.

Orso In Piedi dei Sioux racconta quanto segue: “Tra genitori e figli c’era un solido rapporto, che aveva le sue basi nei sistemi educativi con cui i ragazzi venivano cresciuti. Infatti anche da adulti noi Sioux avevamo un profondo rispetto nei confronti dei nostri padri e delle nostre madri. Non li abbiamo abbandonati mai, anzi era una gioia occuparci di loro quando erano vecchi, ricambiando così tutto l’amore che ci avevano dato quando eravamo bambini. Provvedere agli anziani perciò era per noi una gioia, non certo un dovere”.

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